Fiat pagherà le tasse in UK? Non c’è più da stupirsi!

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La Fiat annuncia che la sua sede legale sarà in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna. C’è da stupirsi? No, perché? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro e una premessa: esulare la nostra riflessione dai … Continua a leggere

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La prima volta della “ghigliottina”

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In un clima che definire rovente e’ un eufemismo, la Camera ha approvato il decreto Imu-Bankitalia e’stato approvato entro la mezzanotte del 30 gennaio in cui scadeva il termine per approvare il decreto. Il rischio era diventato altissimo dopo il … Continua a leggere

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Marònna. Di “Mencken”

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Sono giorni cruciali per i Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: tutte le opzioni sono sul tavolo, inclusa l’accusa di terrorismo e la possibilità della pena di morte (almeno secondo i giornali indiani). Emma Bonino e l’Europa si stanno muovendo … Continua a leggere

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La maturità che passa per la separazione

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Ѐ da un po’ di anni che in Italia si sente parlare di generazione dei ” bamboccioni”, giovani che non hanno il coraggio (in molti casi neanche la possibilità economica, dato il sempre più precario stato del mercato del lavoro) … Continua a leggere

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Lo statista Bettino

La morte di qualcuno, specie nell’epoca dei social network e della facile informazione (o pseudo tale), ci rende tuttologi. Non importa molto la celebrità del malcapitato: immediatamente ne conosciamo vita, morte e miracoli, e ci trasformiamo in saccenti giudici pronti a tesserne le lodi o, al contrario, ad infangarne completamente il ricordo. A dire il vero, il problema più grave di questa indecente abitudine è nella superficialità d’analisi che ne è caratteristica peculiare. E questo accade anche in occasione degli anniversari di morte.

È quanto successo i questi giorni a Bettino Craxi, in occasione del quattordicesimo anniversario della sua morte.

In questi giorni ho visto socialisti nostalgici tornare a galla, sbandierando una visione quasi agiografica del rimpianto leader, mentre dall’altra barricata spuntavano i volti e le voci dell’ipocrisia postuma, di chi prima osanna e poi, alle spalle, punta il dito. Di chi prima scaglia la pietra e poi ritrae la mano.

La questione, credo sia oggettivo, è il giudizio intorno a Mani Pulite.

Come noto, il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio un lungo periodo di indagini che portarono al soverchiamento di un imponente sistema di finanziamenti illeciti e corruzione a favore di partiti, singoli politici, dirigenti e personalità di spicco del panorama politico-manageriale. Da questo flusso di inchieste venne travolto anche Bettino Craxi col suo PSI.

Prima penalizzato nelle elezioni del 1992 e poi accusato personalmente di aver intascato fondi ad uso del partito e personale, Craxi più volte si scagliò non solo contro la stampa, che aveva creato a suo dire un “clima infame”, ma anche e soprattutto contro la magistratura, e in particolare contro il pool, guidato da Di Pietro, incaricato delle indagini.

In un celebre discorso tenuto alla Camera dei Deputati il 29 aprile 1993, Craxi ammise di aver usufruito del finanziamento illecito per sostenere la campagna elettorale del PSI, ma, oltre a negare il beneficio personale, accusò di immensa ipocrisia l’uditorio, che a suo avviso era totalmente reo al pari del PSI e di Craxi stesso. “Io non credo ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare giuramento in senso contrario a quanto affermo, perché presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro” disse in aula. Nessuno si alzò, ma al termine della seduta la Camera negò l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti, scatenando l’ira di opinione pubblica e stampa, che gridarono allo scandalo.

Un anno dopo, nel maggio 1994, venuto meno il suo mandato di parlamentare e, quindi, la sua immunità, si vide costretto a fuggire all’estero: prima a Parigi, poi, definitivamente, ad Hammamet, in Tunisia, dove morì il 19 gennaio 2000 per le gravi condizioni fisiche in cui versava ormai da anni.

Durante il suo esilio spesso continuò ad accusare la natura politica dell’inchiesta Mani Pulite, utile a togliere di mezzo chi era scomodo e a proteggere chi invece doveva rimanere al proprio posto. Craxi si definì una vittima di tale sistema, ingiusto e corrotto, fino a diventare oggetto di una revisione storica che l’ha reso un mito agli occhi non solo della componente socialista, ma anche di tutta quella fascia di popolazione nostalgica della Prima Repubblica.

Se da una parte vi sono dubbi sul lineare svolgimento e la stessa natura di Mani Pulite, dall’altra occorre sottolineare gli esiti dei processi (ENIMONT, ENI-SAI, giusto per citarne alcuni) che lo videro condannato in sentenza definitiva a scontare un totale di dieci anni di carcere, cui se ne aggiungono altri diciotto se si considerano le sentenze dei processi interrotti per morte dell’imputato.

Una figura controversa, eroica da un lato e truffaldina dall’altro, che continua a far parlare di sé non solo per le vicende giudiziarie, ma anche per il lascito politico donato alla Repubblica (il nuovo Concordato con la Chiesa, la battaglia all’evasione fiscale, crisi di Sigonella…). Una figura divisa tra quella dello statista libero dall’egemonia statunitense e quella del politico colluso coi grandi poteri illeciti, che certo continua, con quella tomba rivolta verso l’Italia nel cimitero di Hammamet, ad imporsi nella memoria repubblicana.

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RENZI-BERLUSCONI:TROVATO L’ACCORDO

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In un clima incandescente, causato delle anime piccole sia della sinistra che della destra, il segretario del PD Matteo Renzi e il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi si sono visti nella sede di Via del Nazareno per discutere di … Continua a leggere

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PER LA LIBERTÀ DEI DUE MARO

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Dopo due anni, i maro’ Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono ancora detenuti in India. Questa vicenda, che dimostra la scarsissima autorità da parte dell’Italia, sembra non avere fine. L’Italia infatti affermava che l’episodio, essendo avvenuto in acque internazionali, non … Continua a leggere

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VOTO NULLO IN PIEMONTE A DISTANZA DI 4 ANNI

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Le elezioni del 2010 in Piemonte sono state annullate dal TAR della stessa regione che ha accolto il ricorso presentato dall’ex governatrice e sconfitta alle ultime elezioni Mercedes Bresso. Subito dopo le elezioni, Bresso dichiarò che c’erano molte ombre su … Continua a leggere

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A proposito di Petrolio: corruzione e inchiesta nell’Italia di Pasolini. Di Gabriele Cruciata

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Quando mi è stato chiesto di recensire Petrolio ho accolto la proposta senza pensarci due volte; eppure, quando poche ore dopo mi sono trovato davanti al foglio bianco, mi son pentito della mia risposta istintiva ed immediata. Perché Petrolio è … Continua a leggere

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UN ANNO POLITICO

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Gennaio: La campagna elettorale e’ nel vivo a colpi di cancellazione Imu, smacchiamento giaguaro e cagnolini messi in braccio. Febbraio: Le elezioni consegnano un paese spaccato in tre fra centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 stelle, deludente la performance di Scelta … Continua a leggere

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D’Alema non sarà scemo come Fini!

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Un giorno, leggendo “Il Foglio”, trovo un articolo di Piero Sansonetti che implora D’Alema “di dare vita alla scissione del Partito Democratico, prendendo la guida di un gruppo di dirigenti in grado di fondare una nuova formazione politica di sinistra, … Continua a leggere

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Intervista al Professor Gui, docente di Storia dell’Europa presso l’Università di Roma “La Sapienza”

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Intervista sui temi caldi dell’Unione Europea e sulla situazione politica italiana attuale presso la sede del Movimento Federalista Europeo in Roma. Intervista a cura di Mirko Giordani per Controcorrente Giovani.

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Roma o Rom? Di Marco Bruno

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Di Marco Bruno:Roma non è più capitale d’Italia, ma dei nomadi. Negli ultimi tre anni il comune ha speso la bellezza di 42 milioni di euro per mantenere gli oltre settemila rom che vivono nella capitale. Essi hanno ormai occupato … Continua a leggere

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Renzi ora a caccia di voti moderati. Analisi di Mirko Giordani

Proprio ieri, in occasione delle primarie, ho scritto un articolo ( http://bit.ly/18u4XDi) in cui analizzavo tutti i presupposti ideologici dai quali partivano i tre candidati ed, ovviamente, le conseguenze politiche delle loro vittorie. Ebbene,oggi sembra necessario un particolare approfondimento sulle conseguenze … Continua a leggere

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Adesso la sfida è Renzi vs Letta. Di Marco Bruno

Con la schiacciante vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico, si volta pagina nell’area democratica. Il candidato della vecchia guardia, Gianni Cuperlo è stato sommerso e con lui la parte del Pd più antica (D’Alema e Bersani su tutti). Se ai voti di Renzi sommiamo anche quelli di Pippo Civati, altro che avrebbe rivoltato il partito come un calzino, notiamo che la vecchia dirigenza è stata sostenuta da neanche un quinto dell’elettorato. Ma adesso cosa succedere? Renzi ha già più volte punzecchiato Letta, accusandolo di immobilismo e di piegarsi troppe volte ai diktat di Berlusconi. Già le sue prime parole “basta inciuci” fanno capire il suo disappunto verso l’esecutivo e quello che è il suo vero intento, arrivare a Palazzo Chigi il prima possibile. C’è da scommetterci che al minimo provvedimento che non gli andrà a genio, il sindaco di Firenze farà saltare il banco e manderà tutti alle urne, anche se il suo primo pensiero è cambiare la legge elettorale (e qua vogliamo credere che in effetti lo farà). Renzi non ha mai nascosto le sue ambizioni e sogna di governare il paese, probabilmente prima o poi riuscirà nel suo intento ed è ancora presto per dire se è in grado o meno. Da adesso per Letta sarà una corsa ad ostacoli, la più dura mai affrontata da quando è presidente del consiglio, perché oltre al fuoco nemico (Berlusconi e Grillo) si aggiunge quello amico, Renzi sarà un problema per il governo che probabilmente ha ormai i mesi contati.

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Solo una sfida a due (futura) tra Renzi e Civati ci potrà dire dove va veramente il Pd

Ormai siamo arrivati, oggi centinaia di migliaia di simpatizzanti e tesserati stanno votando per eleggere il nuovo segretario Pd e come ben sappiamo, le conseguenze politiche post-voto saranno fondamentali nel mantenere o sbilanciare gli equilibri delle forze in campo. Ma per ben comprendere le conseguenze politiche future, è necessario studiare con cura i presupposti ideologici da cui i tre candidati partono,i quali ci permettono di osservare quanto sia variegato e composito il fermento intellettuale e politico all’interno della coalizione di centrosinistra. Di per se stessa la dialettica di idee interpartitica è segno di buona salute  democrazia del partito stesso, ma, laddove sfocia in correntismo sfrenato, c’è bisogno di un leader che riesca a cementificare un coacervo disaggregato, potenzialmente vincente, di correnti e correntine. Ed è proprio da qua che voglio far partire la mia riflessione, dal bisogno del Pd (le cui frange sinistre non vogliono ammettere) di una figura leaderistica che possa riuscire a traghettare, sempre nel rispetto della democrazia interna, il partito fuori dal pantano di tatticismi in cui si è imbucato. Ma soprattutto che riesca ad ottenere quei voti “sporchi e destrorsi”(cosa che vedremo non condivisa da Civati e Cuperlo) dei delusi del Berlusconismo che strizzano un’occhio,anche due, a quel modo di fare politica che profuma di 1994, di discesa in campo. Matteo Renzi è, al momento, l’unico uomo politico della sinistra in grado di rapinare voti dei moderati di centrodestra, quelli con particolari ascendenze democristiane e delusi da Silvio. Un passaggio, questo, che la sinistra, per narcisismo intellettuale e per una presunta superiorità politica e morale nei confronti della destra, non avrebbe mai compiuto,visti i tentativi di Bersani per scongiurare fino all’ultimi un alleanza con i “facoceri” berlusconiani ( per maggiori informazioni sulla definizione di “facoceri http://bit.ly/1jA2QFJ). In sintesi, con Renzi vincitore ci troveremmo di fronte ad un partito in piena catarsi politica e morale, pronto ad accogliere le nuove generazione non più con tutto il ciarpame ideologico della vecchia sinistra post-comunista, che resta pur sempre buono per vecchi tesserati o giovani idealisti post-sessantottini, ma con un format comunicativo nuovo ed accattivante per tutti. Se Matteo Renzi parte da certe premesse non ideologiche (ma che presto lo diventeranno), Gianni Cuperlo, ex segretario nazionale dei Giovani Comunisti, pianta entrambi i piedi nel solco della sinistra, quella dura e pura, intellettuale e filosofeggiante. C’è poco da dire su Gianni Cuperlo, con lui alla segreteria, a mio avviso il più adatto dei tre, la sinistra rimane ferma nel suo fortino elettorale, con abbandono di tutti quei giovani che oggigiorno, un po per mancanza di alternative, un po per slancio ideale e politico, seguono le acrobazie di Renzi. Quest’ultima soluzione, a mio avviso, si rivela positiva per la compagine di centrodestra, sopratutto per la neonata Ncd: quest’ultima infatti copre quel bacino elettorale, moderato e non berlusconiano, che sarebbe stato più propenso ad abbandonare il centrodestra per Renzi, e solo per lui. Con un Cuperlo segretario del Pd, questi fuggiaschi non potranno che rientrare nei ranghi. Pippo Civati, similmente a Cuperlo, è uomo di sinistra, rappresenta una sintesi perfetta tra le istanze giovanilistiche e rinnovatrici di Matteo Renzi e il bisogno di “contenuti di sinistra” dei cuperliani. Se proprio vogliamo dire che queste primarie sono già chiuse, con Renzi dato per vincitore, per le prossime primarie lo scontro non sarà più tra vecchio comunista e l’homo novus post-ideologico, ma tra quest’ultimo e il giovane comunista Pippo Civati. Sarà in quel momento che lo scontro, da generazionale com’è ora, diverrà veramente politico, intestino alle nuove generazioni. Solamente in quel momento vedremo il nuovo Pd dove andrà veramente.

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Separazione dei poteri addio!! L’Editoriale di Mirko Giordani

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Attualmente, nel bel mezzo del marasma in cui è finito il sistema Paese, possiamo individuare però due punti fermi:il primo, il Parlamento, nonostante le urla di Brunetta e di Grillo, NON E’ DELEGITTIMATO, poichè la corte stessa ha precisato che gli … Continua a leggere

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Sardegna, tragedia sotto silenzio!! Di Giovanni Mitrotta

downloadForse molti di voi non sanno cosa sta succedendo in questi giorni in Sardegna. Forse molti di voi lo stanno scoprendo solo adesso leggendo questo articolo. Eppure è una cosa che è successa 3 giorni fa. Eppure i mass media, a parte un giornale ed un paio di trasmissioni di seconda serata, non hanno minimamente accennato alla notizia (anche Google News ha preferito dare più importanza all’arrivo di Mihajlovic alla Sampdoria ed alle proteste di Ibrahimovic per il Mondiale). Quella che si sta consumando in Sardegna è una tragedia vera e propria che fa impallidire le frane e le alluvioni in Toscana o in Liguria con cui veniamo costantemente bombardati nei tg: stiamo parlando di 450mm di pioggia contro i 1000mm annuali, significa che quasi metà della pioggia che cade in un anno è caduta nel giro di 3 giorni provocando danni immani in tutta la zona nord dell’isola e facendo 18 vittime. Di queste, quattro erano una famiglia di Arzachena che è morta perché viveva in uno scantinato. Eppure ci si ritrova ad assistere a spettacoli sconcertanti come quello dell’Eurodeputata Pdl Laura Comi che afferma “che la gente in Sardegna è morta perché c’è anche una diffusa ignoranza sulle norme di sicurezza basilari in caso di alluvioni”.

La gente in Sardegna è morta perché la stragrande maggioranza delle case lì è stata costruita abusivamente e poi condonata varie volte, guarda caso, dal capo del partito della Comi. Io ci sono stato in Sardegna, proprio in quella zona, e mi sono reso conto che anche la persona più disattenta avrebbe notato la cementificazione selvaggia da quelle parti che di fatto ha minato gravemente l’equilibrio idrogeologico della regione. La colpa quindi è di chi ha permesso tutto questo per favorire i propri interessi e quelli dei suoi soci, le stesse persone che adesso stanziano la misera somma di 20 milioni di euro per la cosiddetta “ricostruzione”, soldi che innanzitutto non sono sufficienti per riparare i danni di questa catastrofe e che, come abbiamo già visto in casi analoghi come il terremoto dell’Aquila, verranno spartiti tra le varie imprese per il solito giro di mazzette.

Quello che chiedo quindi è un gesto di solidarietà da parte di tutto il popolo italiano verso la Sardegna, che spesso e volentieri viene considerata come una Regione di serie B e che non balza agli onori della cronaca nemmeno per fatti così tragici.

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Renziane illusioni (e disillusioni)

Non nego che nel lontano 2012, durante le primarie Pd, fui tentato dal dare la mia preferenza a Renzi. Io, che i modi di fare della sinistra non li ho mai accettati, vuoi per l’ambiente in cui sono cresciuto, vuoi per esperienze e convinzioni personali, ebbene si, sono stato tentato da quell’uragano politico che fu Renzi. E non nego neppure che in parte ancora provo una certa ammirazione, un frammisto di amore e odio. Sarà perchè non fa parte di quell’establishment post comunista, sarà perchè forse in fondo un po’ di sinistra  lo sono anche io. Ma adesso quel momento è passato, avendo nel frattempo capito un po’ di cose che ora proverò a spiegare. In articoli precedenti, (http://fivetwistedminds.altervista.org/pensieri-e-parole-del-1372013-fisionomia-politica-dei-due-partiti-della-grande-coalizione/) ho sempre affermato di ammirare l’organizzazione interna del Pd, la sua struttura democratica, la sua forza nelle dinamiche interne di contro alla struttura monocratica  del Pdl. .Ed evocavo, sempre in quell’articolo, una proposta di questo genere: “supponiamo di prendere il meglio all’organizzazione partitica di Pd e Pdl, il primo con la sua forte e democratica organizzazione interna, il secondo con il suo leader carismatico e trascinatore, vero e proprio macinatore di voti, e di operare una fusione. Il risultato sarebbe stato un Pd in mano a Renzi”. E’ stato un vagheggiamento sbagliato, e la realtà empirica della politica me lo ha dimostrato, sbattendomi in faccia la verità. Mi spiego. un Matteo Renzi perdente nei congressi e vincente tra il popolo  è un investimento oltremodo sbagliato per il Pd e per l’Italia: un segretario forte del consenso popolare bipartisan ma debole e minoritario nel partito,dove comanda la nomenklatura, non potrà mai svolgere nel pieno dei poteri il proprio compito di segreteria. Infatti, come evocava anche Cacciari a Servizio Pubblico, Matteo Renzi, una volta vinte le primarie, avrà due opzioni: o iniziare a scendere a compromessi con un partito che sicuramente gli metterà i bastoni fra le ruote, con la conseguenza di perdere quel suo appeal iniziale di innovatore, oppure rompere definitivamente con il Pd, la quale secondo me per le caratteristiche politiche di Renzi sarebbe la conclusione più logica. Ma questa seconda possibilità, così come la prima, nasconde delle insidie: si entrerebbe in un circolo vizioso, che lascerebbe nell’agone politico del Pd solo morti ed un partito sfasciato. Adesso mi spiego meglio: il Partito Democratico per vincere ha bisogno di Renzi, è chiaro, Cuperlo dispone di un serbatoio elettorale ben più limitato ed ideologicamente schierato rispetto al sindaco di Firenze, che invece pesca, tra ex democristiani e piddiellini delusi, un numero consistente di voti. Renzi nel Pd però non è accettato, poichè non proviene dai quadri partititici del Pci (ancora lo zoccolo duro nei congressi appena svoltisi):sta di fatto che il sindaco di Firenze  vuol diventare premier (che è quello che realmente vuole) ed ha bisogno dell’apparato Pd, su questo non vi sono dubbi di sorta. Il problema è che nel momento in cui, dopo aver sfruttato i voti del Pd (che non sono pochi), fisiologicamente Renzi non riuscirà a convivere per molto tempo nel Pd,  sarà costretto a voltar faccia e si ritroverà con un pugno di mosche, isolato e con un partito allo sbando.Che fare? Che prospettive ha Renzi? A me sembra che dovunque vada, caschi male. Il difetto strutturale del pensiero renziano   allora sembra trovarsi più a monte : nel momento in cui cominciava ad intuire la sua forza dirompente, avrebbe potuto facilmente  emanciparsi dal Pd. Perchè non lo ha fatto? Per amor di ideale? Non penso proprio, ma per convenienza politica potrebbe essere. Ma quale convenienza politica ci poteva essere da un partito come il Pd, così bello e democratico quanto morto? Che convenienza avrebbe potuto avere Renzi nel trascinarsi dietro un baraccone così imponente e massiccio? Nessuna, a dir la verità Renzi aveva bisogno di voti, quelli del partito da sommare ai suoi, impacchettati e pronti, poichè pur essendo un tipo carismatico, non lo è abbastanza per essere leader di un suo movimento. Questa mancanza prima o poi la pagherà cara, per i motivi sopracitati: se si abbasserà a compromessi, perder àappeal, se si ribellerà, finirà nel dimenticatoio della politica, e sarà stata solo una bella e fiammeggiante meteora.matteo-renzi-servizio-pubblico-620x350

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Dove va il Centrodestra??

Il centrosinistra una direzione sembra averla: va verso Renzi ormai. E il centrodestra, dove vuole andare? E’  correndo dietro una sentenza in definitiva, è arrovellandosi sulla questione voto palese o segreto, è sopravvivendo a se stessi che il centrodestra vuole darsi un futuro? Non si vede futuro nel Pdl. Vogliamo lasciare il Pdl ad Alfano, facciamolo: il suddetto partito non prenderà più del 10 %, facendo la fine del centrino-società civile di Monti. Una divisione fra la corrente dei lealisti, catapultati già verso “il nuovo che avanza”, alias Forza Italia, e quella dei governativi, proiettati invece in un progetto popolare che coinvolga le forze centriste del sopracitato Monti e L’Udc di Casini, sarebbe la fine del centrodestra governativo, la fine di un progetto ambizioso e rivoluzionario che dietro di se però non ha lasciato leaders per un futuro ormai prossimo. Sembra strano a dirsi, ma prima o poi Silvio Berlusconi dovrà gettare la spugna: CHI SI METTERA’ A CAPO DEL PDL? La risposta, per ora, è semplice:nessuno! Nessuno si prenderebbe la patata bollente di guidare un partito dagli equilibri così labili,così disorganizzato. Considerando poi il fatto che Berlusconi non ha contribuito a formare una classe dirigente partitica degna, facendo intorno a lui terra bruciata, eccezion fatta per certi consiglieri, rivelatisi il più delle volte dei cattivi consiglieri. Il destino del Pdl è, dal mio punto di vista, deterministicamente segnato : il post berlusconismo non esiste, il berlusconismo e quel modo di far politica, rivoluzionario nel 1994, scricchiolante oggi, sarà portato avanti dalla corrente di Fitto, e Alfano andrà verso un progetto popolare. E sarà la morte politica del centrodestra: con un Pdl attualmente attestato al 25% circa, una scissione interna non potrà creare che partitini come Scelta Civica, politicamente nulli.Dove-va-il-centrodestra-la-NOTA_h_partb

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Chiusa una porta, si apre un portone

Oggi pomeriggio, nel palazzo e nella piazza che furono tanto cari a Giulio Andreotti, Berlusconi ha celebrato l’ultima messa, stavolta funebre, del suo movimento politico. E’ stata un’esperienza politica nella quale ho creduto fermamente, ho creduto nella possibilità di un grande partito veramente di centro destra, che si comportasse da tale. Ero arrivato a dire che nonostante quella di Silvio non fosse la MIA DESTRA, lo avrei appoggiato perchè era l’esperienza pratica che più si avvicinava al mio sentire. Ma adesso, che ripete quegli ideali a me cari come slogan, no, non posso più accettare. Non posso continuare con questo autolesionismo da pazzi, non voglio più star più a discorrere per difendere il Cavaliere, grande uomo che continuerò a stimare dal punto di vista umano. E’ finita, finita una grande avventura politica ed è ora di resettare il cervello e ripartire da 0. Berlusconi qualcosa di positivo lo ha fatto: ci sta lasciando un vuoto, lo stesso che lui colmò dopo il tracollo della Dc. Grazie di tutto Silvio, ora però passa il testimone.download (1)

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Ciao genitore 2 guarda come mi divertoooo!!!

A Bologna si sta consumando l’ennesimo teatrino del “chi è più progressista”? Il più progressista è chi combatte contro la differenza linguistica e fisica che intercorre fra un padre ed una madre.  Mi sto stufando di sentir parlare in questo paese di genitore 1 e genitore 2, basta. Forse a Bologna mi direte che non si sta parlando di  genitore 1 e 2, sta di fatto che si sta chiacchierando, giusto per il gusto di farlo poichè sennò non si parlerebbe di nulla, di come abbattere dalla modulistica, santo Iddio avete capito bene, dalla modulistica, il nome madre e padre. Oltretutto con enormi spese per cambiare tutti i moduli prestampati. Lasciamo stare ste boiate per piacere, lasciamole stare, non facciamo i progressisti ad ogni costo sù.genitore_1_2-300x199

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Foodstagram, il clic sul piatto: MAGNA INVECE DE FOTOGRAFA’

A chi non è mai capitato,mentre naviga su facebook all’ora di pranzo, di trovare nelle bacheche dei nostri amici la foto di un piatto strapieno di leccornie pronte per essere mangiate? Penso a tutti quanti, e chi non è abituato a farlo, accoglie queste foto con commenti talvolta ironici. Ma non tutti sanno che fotografare compulsivamente i cibi nel piatto può nascondere dei gravi disturbi alimentari, ed è anche per questo motivo che molti famosi chef hanno addirittura vietato le fotografie ai cibi. Questo fenomeno strano, tipico dell’era digitale, prende il nome di Foodstagram, talvolta declinato con il meno sottile Food Porn. Comunque sia state tranquilli, se ne avete postate già alcune di foto, non correte subito da un nutrizionista, al massimo aspettatevi sotto le vostre foto dei commenti del tipo: MAGNA INVECE DE FOTOGRAFA’.153153077-06f0c5b2-9f69-4fed-9e73-87bca67a4833

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Cardiologia Sapienza: “I vincitori erano già noti mesi prima”

Sappiamo che molte università italiane,La Sapienza in primis, non sono nuove a questi affarucci di raccomandazione. Un “medico deluso” scrive una mail a Repubblica,con questi contenuti: “Un mese prima sappiamo già chi entrerà. Entreranno quattro donne e due uomini tra i 26 e i 33 anni” ,indicati nel testo con cognome e nome. La mail addirittura indicava i 6 aspiranti cardiologi che sarebbero rimasti fuori nonostante i curricula di tutto rispetto. Ci potremmo chiedere il perchè non abbia denunciato il tutto al preside o all’ordine dei Medici, al che il”medico deluso” , sempre nella mail inviata a Repubblica, dice che anche se lo avesse fatto gli avrebbero detto di restare in fila, perchè era sempre stato così.cardiologia-heartcare-thumb6428188

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Aiutiamo il nemico per salvare noi stessi

Siamo nel 2013, ed il “partito” che più si avvicina all’ideologia  del fascio è Forza Nuova, quattro giovincelli che giocano a fare i fascistelli. La cosa che mi preoccupa non è però Forza Nuova, che di per se conta  elettoralmente come il 2 di coppe quando briscola è bastoni, ma il fatto che in Italia ci sia ancora quell’antifascismo militante che pretende di rifarsi alle imprese partigiane, proponendosi baluardi contro le camice nere odierne. Questo fatto ci può chiarire il semplice concetto di nemesi: i gruppettari rossi, giovani faziosi figli di papà, per sopravvivere vanno alla ricerca di un nemico, che però non c’è. E’ un meccanismo naturale: si cerca un nemico esterno, anche se inventato stile 1984, per compattare il fronte interno. Venuto a scomparire il nemico, o se ne trova un altro o si caracolla con lui.Proviamo a traslare questo discorso sul campo della politica dei grandi numeri: sarebbe un bene per il Pd che Berlusconi, e tutto il Pdl, non tracollino sotto le sciabolate dei magistrati. Provate infatti a pensare il Pd senza la sua nemesi, o con la sua nemesi ridotta ad uno straccio, cosa sarebbe Quale sarebbe la matrice compattante di tutto l’operato politico del centrosinistra? State pur certi che se Berlusconi affonderà (anche per questioni puramente fisiologiche oltre che giuridiche) si porterà dietro tutta l’allegra brigata piddina. Per questo non vedo alcun vantaggio per Renzi e co di accelerare così tanto la fine del fattore che ancora li tiene attaccati alla spina.Renzi-apparenzi1

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Spaghetti, mandolino & metafore

In un post su Facebook il buon Enrico Mentana tuona così:” Vediamo chi sarà il primo gonzo, politico o giornalista, a usare la Costa Concordia come metafora, per frasi geniali tipo “ora raddrizziamo la nave Italia”. Da lui non te lo saresti mai aspettato un post così prima di cena, al massimo potevi immaginarti che quel “gonzo” sarebbe stato proprio lui in persona. Invece, guarda  un po, arriva il caro Roberto Saviano che puntualmente ci sciorina, per preparare al meglio i nostri succhi gastrici prima della digestione, una bella metafora impacchettata vecchia come il cucco: “Dietro la morbosità dei media nell’osservare le operazioni all’isola del Giglio, forse, c’è qualcosa di più profondo della speculazione sul disastro celebre. Sembra muoversi un impronunciabile sogno da subcosciente: se si raddrizza la nave, simbolo di un paese alla deriva che lentamente affonda, c’è speranza magari che si raddrizzi l’Italia e che torni a galleggiare.” Grazie per la perla, ora io, che intellettuale non sono, vado a magnà.images (1)

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Facebook non conosce la geografia!

Vi sarà sicuramente capitato di inviare messaggi da Facebook utilizzando uno smartphone: ebbene per noi marchigiani dovrebbe essere un piccolo dramma poichè la nostra regione, nel riquadro in basso della chat, non viene mai menzionata, a favore della vicina Emilia Romagna. Troveremo quindi cose come “messaggio inviato da Senigallia, Emilia Romagna”. Se non bastasse questo,anche nei tag geografici c’è la stessa ignoranza feisbukkiana: “nei pressi di Fabriano, Emilia Romagna”. Se n’è accorto di questa ignoranza anche il presidente Spacca, che ha diciamo “invitato”  il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg a correggere immediatamente questo bug. Capisco forse un pesarese che si possa maggiormente immedesimare nell’emiliano, ma un maceratese o un anconetano no, senti anche la parlata!original

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Forse il Centro-Destra si salverà con….

Al di là dei tentativi, seppur giusti e sacrosanti, di salvare l’unico leader di centrodestra capace di riunire intorno a se quel popolo che di votare a sinistra proprio non ci sta, il destino di Silvio Berlusconi sembra segnato. Le difese dei falchi e delle colombe del Pdl hanno qualcosa di eroico,a tratti quasi donchisciottesco, e per questo degne di rispetto, non di velata ironia come si legge spesso dalle grandi penne intellettuali. Dietro Sivio Berlusconi c’è uno staff politico  che, vuoi per il nome ingombrante del leader, vuoi per mancanza di quid, non sarà mai all’altezza di portare avanti e migliorare quell’idea di partito di centro destra che da sempre è mancato al nostro paese.

Ma cosa significa realmente portare avanti il progetto politico iniziato con Berlusconi? Il polo berlusconiano, per il suo carattere personalistico e non europeo, non è sicuramente il miglior centro destra che ci saremmo aspettati, ce lo ha insegnato anche il compianto Indro Montanelli: non è però questa la scusa per demonizzare un Pdl che, seppur pieno di difetti e di magagne, ha avuto senza dubbio il merito di aprire una stagione politica pienamente bipolare e democratica. Ed è per questo motivo che una eredità così pesante ma al contempo così preziosa venga raccolta da qualcuno: su queste colonne tempo fa azzardai il nome di Marina Berlusconi, l’unica che avrebbe potuto raccogliere l’eredità del Cav, ma anche essa sembra essere scomparsa dal novero dei nomi.

Per ora nel Pdl quindi si tratta di sopravvivere, di dilazionare il più possibile i tempi e le procedure con cui l’infernale macchina giudiziaria  sta mettendo alle corde l’uomo più potente d’Italia. Berlusconi, da uomo ancora liberò, ha il sacrosanto diritto di combattere fino alla fine la sua guerra contro una sentenza di cui molti aspetti risultano ancora indefiniti. Ma bisogna guardare avanti,bisogna rimboccarsi le maniche e costruire sopra le ottime macerie berlusconiane un nuovo centrodestra,che sappia raccogliere le sfide di un futuro che appare incerto sia per le sorti dei moderati sia per l’Italia stessa.

Ma da dove partire, dopo che è saltato anche il tavolo per Marina? Si potrebbe ripartire da Fratelli d’Italia, dalla spiccata vocazione politica dei suoi giovani militanti e dal carisma della giovane “self made woman” Giorgia Meloni. Sicuramente le vittorie elettorali non arriveranno subito, bisognerà aspettare per battere corazzate ben armate come il Pd oppure per calmare il malpancismo pentastellato: il cantiere è aperto, bisogna ora che arrivino più maestranze,possibilmente competenti e non opportunisti.28112012_giorgia-meloni-primarie_01

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Poetica Improvvisazione

Languore,decadente malinconia

il peso della vita schiaccia anche i più forti,

 non voglio più tornare giù

da dove sono arrivato con le ali

della mia volontà

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“QUELLI DI DESTRA SCOPANO CON GIOIA”

Se vi è capitato fra le mani “Il Giornale”, avrete sicuramente il bell’editoriale di Vittorio Feltri (http://www.ilgiornale.it/news/interni/946477.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=Se%2Bla%2Bsinistra%2Bsi%2Bvergogna%2Bdi%2Baverci%2Btolto%2Buna%2Btassa%2B-%2BIlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Page). Ma quel che più colpisce, al di la della solita solfa della sinistra pro tasse, sono quattro righe verso la metà: “Il piccolo mondo italico si è praticamente rivoltato: quelli di destra scopano con gioia, quelli di sinistra sono diventati puritani”. Fidatevi, quella di Feltri non voleva essere solo un’iperbole, ma una felice constatazione. Avrete sicuramente sentito parlare del ’68. Sicuramente immagino. Ebbene, tra i vari slogan ce n’è forse uno a cui i giovani di sinistra,parlamentare o extraparlamentare, si è sempre attaccata: Amore Libero. Al di là dei discorsi sui matrimoni gay e la leggina sull’omofobia, concentriamoci su quello che veramente ha significato questo slogan: libertà, libertà di potersi “portare a letto” chiunque (di sesso opposto intendo), libertà di condurre la propria vita sessuale nel modo in cui si vuole, superando rigidi schemi moralistici e moraleggianti. E’ stato, l ’68, l’epoca della “F… libera” quindi troviamo anche le prime rivendicazioni delle donne di far del proprio corpo che volevano. E allora, in questi ultimi mesi specialmente, è accaduto un vero e proprio sovvertimento etico-politico: gli stessi uomini del ’68 ora sono i paladini della “salus publica” e della morale privata ( che secondo i censori sinistri non è mai stata appannaggio di uomini come Berlusconi: chissenefrega), come se un uomo, anche capo di governo, non avesse la sacrosanta libertà di scegliere come orientare la propria vita senza che nessuno lo stia a giudicare ad ogni passo. E le stesse donne, paladine del femminismo (per capire bene di chi sto parlando prendete in esame Laura Boldrini) oggi si sbrodolano la bocca elargendo compassione verso le ragazze “solo belle e non intelligenti o acculturate” come loro, e condannano, ritenendola immorale, una kermesse di fresca bellezza nostrana come Miss Italia. Viva la coerenza.foto1grande438

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Omaggio a Parigi

Parigi,la ville lumiere, città che ha dato i natali, dopo la presa della Bastiglia, alla moderna concezione di scienza politica. Parigi, quella degli sfrenati cancan del Moulin Rouge,delle prime lampade elettriche, dei pittori, degli artisti, dei bohemien, di Toulouse Loutrec e delle sue grafiche pubblicitarie, del “Drole de Guerre”, dell’affaire Dreyfus, del “J’Accuse”: troppi particolari discostanti, troppe antitesi in questa Parigi fuori dai gangheri. Ma la paura di una avanzata delle tube “A Berlin” doveva essere in qualche modo esorcizzata. E allora su, divertissement, dove gettar via tutte le paure e le ansie della Belle Epoque. Un mondo frivolo, estetico e marciscente, quello dei locali dei lenoni e dei bassi affaristi in cerca di emozioni, frequentato dai personaggi dell’”Absinthe” di Degas. Farò come il pittore, non darò alcun giudizio morale di sorta. Non me la sento e non ne sono in grado. Locali, quelli di Pigalle e del Latino, dove si gettavano, e si gettano tuttora, ansie e paure di una civiltà che troppo corre, che troppo poco  si cura della libido primordiale degli uomini, offuscata da bieco moralismo. Locali fumosi, che evocano un frammisto di malinconia, leggerezza e senso di colpa verso avventori non abituali. Un universo umano alla vista di occhi comuni degradato, forse anche per me, o forse no,  bello da dipingere con rapidi tocchi da impressionista. L’occhio, quasi fosse una cinepresa, si sposta, zoom sottoterra: un universo umano, quasi un formicaio, quello che scorre con fretta sotto Parigi, il popolo che corre, che si affanna, non solo a Parigi,in tutto il mondo. Ci son banchieri, affaristi della Defense, turisti e dei poveri derelitti, stridenti con il colore e l’allegria che solo le metro parigine sanno offrire. Musicisti, eredi dei bohemien, meno poetici ed affascinanti  perché moderni, contemporanei (noi tendiamo a poeticizzare, a trasfondere nel mito le peggiori razze di mentecatti ai quali, lo scrivente compreso,nelle strade moderne si urlerebbe “non mi rompere il cazzo, zingaro di merda”), animano la folla che corre, verso qualcosa, verso qualcuno. Mi sarebbe piaciuto avere per un minuto,che dico, per un secondo, il dono di leggere nella mente di quegli uomini e donne affaccendati. Ci avrei scritto un libro, spettacolare.  Basta, basta, lasciamo gli spazi stretti, inizio a soffrire di claustrofobia, lasciamoci andare negli enormi Campi Elisei. No, non mi affascinano, troppo aperti, troppo areati, troppo poco vivi. Non ci siamo. Andiamo sul Lungosenna, ah, vedo una panchina. Starsene li seduti, vedere il lento incedere del grande fiume contrapposto al veloce incedere di piccoli uomini. Visioni da cartolina autunnale. Troppo luogo comune forse? Non importa, questa visione è fantastica, sono conformista. Emozioni, che non muoiono mai. E la Torre Eiffel? Lascia senza fiato per qualche minuto, poi ti abitui: saltiamo. Da una viuzza che incrocia Boulevard des Italiennes, scorgo il Sacro Cuore,a Montmartre: cento anni fa era un paesetto di contadini alla periferia nord (o sud, boh) di Parigi. Salite e discese, silenziose, poi la folla festante a Place du Tertre. Un individualista sa quando deve star solo e quando nella folla, per sentirne appieno l’odio, la puzza di fragilità che lo fa rifuggire e quel tenebroso amore che lo attrae verso il rumore. Quanti problemi, ci vorrebbe più  spontaneità, più leggerezza. Perché talvolta il silenzio è talmente assordante che qualcosa lo deve sovrastare. Un’immersione panica nel paesaggio gaudente e ridanciano: un toccasana per menti nervose. Una valvola di sfogo, una scarica, che non tutti riescono a capire. Parlavo prima di emozioni: emozione è Place de la Bastille, omphalos del mondo che stava cambiando, fonte prolifica di tutto ciò che intellettualmente  più mi attira. Emozione è Versailles, simbolo di un mondo rievocato nei ricordi, in sogni barocchi e luccicanti di oro patinato, il mondo dei due stati, antecedenti alla Pallacorda, alle ghigliottine e alla Bastiglia, il mondo del paternalismo, dell’”Etat ce moi”, del mercantilismo, dei titoli nobiliari e dei balli in maschera e di altro che potete trovare, per chi non si pasce di frequentare, metaforicamente come Machiavelli, le antiche corti d’Europa, nel cartone Lady Oscar. Emozione è vedere la scritta Libertè, Egalitè, Fraternitè nell’Hotel de la Ville, emozione è scoprire che prima Parigi si chiamava Lutetia Parisiorum, antico municipium romanum. Il rapporto di forza tra Parigi e Roma, organizzazione e traffico eccetti,sembra cambiare. Ma non è un problema, non si tratta di decidere la più bella, si tratta di vivere al massimo le emozioni che ti possono trasmettere. E se sono riuscito ad emozionarmi a Dublino, città che obiettivamente non ha nulla, o sono io troppo sensibile oppure c’è qualcos’altro.

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De sidera

“Chi può negare Dio di fronte ad una notte stellata,davanti alla sepoltura dei suoi cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole”. Tante volte ci saremo chiesti se un Dio, onnipotente e onnipresente, potesse esistere e manifestarsi nella nostra vita quotidiana, e puntualmente i più scettici e materialisti si fanno trasportare nell’universo nebuloso e confuso dell’ateismo, rifuggendo da qualsiasi analisi introspettiva di se stessi, mentre altri sentono il dovere di non arrendersi e di continuare la ricerca, di porsi domande cercando in qualche modo delle risposte. Forse non arriveranno mai, forse  non diverranno preti o religiosi, ma almeno hanno cercato e forse dentro loro stessi  hanno trovato un Dio, hanno avuto il coraggio di intraprendere una battaglia sovrumana ma che allo stesso tempo è umanissima. L’ateismo non è altro che una misura comodataria,una scusa per l’inattività del pensiero e la rinuncia ad un percorso di ricerca che è insito nell’uomo stesso, un sonno della ragione che genera mostri. Ovviamente nel momento in cui parliamo di Dio, cioè religione, gli uomini, cristiani o musulmani che siano, si rifanno alla propria comunità, alla propria Chiesa, in quanto libera associazione di uomini e donne soggetti all’errore, non può che essere perfettamente fallibile.E’ per questo motivo che l’ateo, come qualsiasi altro uomo,ha tutto il diritto di poter negare l’utilità e l’autorità spirituale di una figura intermediaria, ma cio non è una scusa per poter negare definitivamente e senza discussioni la spiritualità umana, sostituendola con un vano, arrendevole e utilitaristico materialismo. Autoproclamarsi atei vuol dire aver perso in partenza, aver deposto le armi ancor prima dello squillo delle trombe, ed è per questo che invito tutti coloro i quali ancora si accomodano su una verità troppo semplice, di andare fuori città, abbandonare le luci al neon, fissare una notte stellata e provare ad andare oltre il Big Bang. Forse la risposta sarà a portata di mano, forse no, forse torneremo alle nostre idee primordiali, ma intanto il sassolino è stato lanciato e l’acqua ha iniziato a muoversi lentamente.

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20enne controcorrente: “Dopo il liceo faccio il panettiere”

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Endriu Pietrangeli, mio compagno di classe al Liceo Scientifico “Vito Volterra” di Fabriano. Una scelta davvero controcorrente, quella che finito il liceo, invece di partire per l’università, con basso profilo ed umiltà si mette a fare un corso da panettiere, … Continua a leggere

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L’ipocrisia del giorno della Memoria

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Credo che ricordare sia atto sacrosanto. Credo anche però che il ricordo, l’atto del ricordare, debba essere accompagnato da un profondo e meditato processo preliminare di autoanalisi ed autocritica. “Io sono favorevole alla memoria, ma contrario alla religione della memoria … Continua a leggere

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Writer: i Pollock del nuovo millennio

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